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Rilevanti le grandi dimensioni del tratto di strada logoro.  Il pedone che si ferisce inciampando sulla grande radice che attraversa l’asfalto ha diritto al danno patrimoniale e non patrimoniale ma è titolare di una responsabilità concorrente al 50 per cento. Lo ha stabilito il tribunale di Roma che, con la sentenza 22887/12, ha accolto il ricorso di una signora che si era fatta male cadendo su una grossa radice che apriva l’asfalto.

L’Antitrust ha sanzionato alcuni noti gruppi alimentari, colpevoli di aver commercializzato prodotti attraverso messaggi ritenuti ingannevoli, poiché fuorvianti  per i consumatori.
“Yogurt con più calcio, biscotti e cracker meno grassi e «più leggeri», slogan pubblicitari con promesse salutiste che confondono il consumatore, fuorviandolo da acquisti consapevoli tra i banconi del supermercato”. Lo afferma l’Antitrust che sanziona alcuni colossi alimentari come Danone, Colussi, Galbusera per pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette. Le sanzioni complessive ammontano a  340mila euro.

La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.28, nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Cade così uno dei pilastri della riforma della giustizia, la via attraverso al quale il governo puntava a ridurre il carico soprattutto dei processi civili.

Le motivazioni, secondo quanto riferito dall’ufficio stampa, saranno pubblicate “nelle prossime settimane”.

Via libera allo stato di adottabilità per il figlio di genitori separati se la loro profonda conflittualità mette a repentaglio lo sviluppo psichico del piccolo: l’allontanamento dal nucleo famigliare, dunque, risulta indispensabile per il recupero terapeutico del minore. Lo ha sancito la Cassazione che, con la sentenza 15341 del 13 settembre 2012, ha ritenuto inammissibile il ricorso di un padre che chiedeva il collocamento temporaneo presso di sé dei due figli contro il provvedimento della Corte d’appello di Trieste che ha dichiarato la decadenza dalla potestà di entrambi i genitori e la sistemazione dei minori presso una struttura extrafamiliare, affidando il nucleo familiare ai servizi sociali per l’individuazione di una famiglia idonea affidataria e per la regolamentazione dei tempi e delle modalità di visita tra i genitori e figli.

Illegittima la soglia minima di alunni indicata dallo Stato:

il dimensionamento della rete degli istituti spetta agli enti territoriali.

La disposizione censurata mostra, anzitutto, un certo margine di ambiguità perché, mentre impone l’aggregazione delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, in istituti comprensivi, non esclude la possibilità di soppressioni pure e semplici, cioè di soppressioni che non prevedano contestuali aggregazioni. Ma, comunque, anche volendo disattendere questa possibile lettura, è indubbio che la disposizione in esame incide direttamente sulla rete scolastica e sul dimensionamento degli istituti, materia che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 200 del 2009, n. 235 del 2010 e n. 92 del 2011), non può ricondursi nell’ambito delle norme generali sull’istruzione e va, invece, ricompresa nella competenza concorrente relativa all’istruzione; la sentenza n. 200 del 2009 rileva, in proposito, che «il dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche» è «ambito che deve ritenersi di spettanza regionale». Trattandosi di ambito di competenza concorrente, allo Stato spetta soltanto di determinare i principi fondamentali, e la norma in questione non può esserne espressione.

L’art. 19, comma 4,(D.l. n. 98/2011, convertito, con modificazioni, dalla L. nr.111/2011) infatti, pur richiamandosi ad una finalità di «continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione», in realtà non dispone sulla didattica: esso, anche con questa sua prima previsione, realizza un ridimensionamento della rete scolastica al fine di conseguire una riduzione della spesa, come, del resto,  enunciato dalla rubrica dell’art. 19 («Razionalizzazione delle spese relative all’organizzazione scolastica. Concorso degli enti locali alla stabilizzazione finanziaria»), dalla rubrica del Capo III del decreto-legge («Contenimento e razionalizzazione delle spese in materia di impiego pubblico, sanità, assistenza, previdenza, organizzazione scolastica»), nonché dal titolo del medesimo («Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria»). L’aggregazione negli istituti comprensivi, unitamente alla fissazione della soglia rigida di 1.000 alunni, conduce al risultato di ridurre le strutture amministrative scolastiche ed il personale operante all’interno delle medesime, con evidenti obiettivi di risparmio; ma, in tal modo, essa si risolve in un intervento di dettaglio, da parte dello Stato, in una sfera che, viceversa, deve rimanere affidata alla competenza regionale.

Il carattere di intervento di dettaglio nel dimensionamento della rete scolastica emerge, con ancor maggiore evidenza, dalla seconda parte del comma 4, relativa alla soglia minima di alunni che gli istituti comprensivi devono raggiungere per ottenere l’autonomia: in tal modo lo Stato stabilisce alcune soglie rigide le quali escludono in toto le Regioni da qualsiasi possibilità di decisione, imponendo un dato numerico preciso sul quale le Regioni non possono in alcun modo interloquire. Va ribadito ancora una volta, invece, come questa Corte ha chiarito nella sentenza n. 200 del 2009, che «la preordinazione dei criteri volti all’attuazione del dimensionamento» delle istituzioni scolastiche «ha una diretta e immediata incidenza su situazioni strettamente legate alle varie realtà territoriali e alle connesse esigenze socio-economiche di ciascun territorio, che ben possono e devono essere apprezzate in sede regionale, con la precisazione che non possono venire in rilievo aspetti che ridondino sulla qualità dell’offerta formativa e, dunque, sulla didattica».

Corte Costituz.Sent.nr.147/12 del 7.06.2012

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